Come accordare la chitarra: guida pratica per avere un suono pulito, stabile e subito piacevole da ascoltare

Per accordare bene una chitarra non basta girare le meccaniche finché l’accordatore smette di lampeggiare. Il punto è portare ogni corda alla nota giusta, farla assestare e controllare che lo strumento resti intonato anche dopo qualche accordo o una pennata più energica. Se si parte da qui, anche chi è alle prime armi evita il classico effetto “sembra accordata, ma suona comunque storta”.

Il metodo più semplice, specie per i principianti, è usare un accordatore elettronico o un’app affidabile e seguire l’accordatura standard. Poi conviene fare un secondo passaggio di controllo, perché quando si tende una corda le altre possono muoversi leggermente. È un dettaglio piccolo, ma cambia parecchio il risultato.

Da quali note partire e in che ordine accordare

Nella configurazione più comune, la chitarra si accorda così, dalla corda più grossa alla più sottile: Mi-La-Re-Sol-Si-Mi. Se si guarda lo strumento in posizione di esecuzione, la sesta corda è quella più spessa e bassa, mentre la prima è la più sottile e acuta. Questa è la base della maggior parte dei brani pop, rock, cantautorali e di tanta didattica per chi comincia.

Un errore frequente è confondersi tra l’ordine delle corde e il nome delle note. Capita spesso quando si inizia: si pensa alla prima corda come alla prima da accordare, ma in realtà molti accordatori e molte lezioni partono dalla sesta. Non c’è una regola obbligata sull’ordine, ma partire dalla corda più bassa aiuta a mantenere un riferimento chiaro, specie se si sta prendendo confidenza con lo strumento.

Se la chitarra è molto scordata, meglio avvicinarsi alla nota con calma. Si pizzica una corda alla volta, si osserva la lettera indicata dall’accordatore e si gira la chiave in piccoli movimenti. Quando si supera la nota, invece di tornare indietro di pochissimo conviene scendere un po’ sotto e risalire. Così la tensione si assesta meglio e l’accordatura tiene di più.

Vale anche una regola pratica che chi suona da un po’ impara presto: dopo il primo giro completo, è utile ricontrollare tutto da capo. La chitarra è un equilibrio di trazione; mentre si tende una corda, il manico e il ponte reagiscono, e le altre possono cambiare di qualche centesimo. A orecchio può sembrare nulla, ma sugli accordi aperti si sente eccome.

Accordatore, app o orecchio: quale metodo conviene davvero

Per andare sul sicuro, il sistema più comodo resta l’accordatore a clip, quello che si aggancia alla paletta. Legge la vibrazione dello strumento e funziona bene anche in una stanza rumorosa. È una soluzione molto pratica per chi suona una chitarra acustica, ma va bene anche sull’elettrica quando non si ha un pedale a disposizione.

Anche le app per smartphone possono fare il loro lavoro, purché il microfono capti bene il suono e non ci siano troppi rumori di fondo. In casa sono comode, fuori un po’ meno. Se si è in sala prove o vicino ad altre persone che stanno suonando, il telefono può confondersi. In quel caso un accordatore dedicato resta più preciso e meno frustrante.

Accordare a orecchio è possibile, ma richiede allenamento. Il metodo classico del quinto tasto consiste nel confrontare una corda con la successiva: la sesta al quinto tasto dà il La della quinta, la quinta al quinto tasto dà il Re della quarta, la quarta al quinto tasto dà il Sol della terza, poi c’è l’eccezione tra terza e seconda corda, dove si usa il quarto tasto, e infine si torna al quinto tasto tra seconda e prima. Funziona, ma ha un limite: se la prima corda di riferimento è sbagliata, tutto il resto si trascina dietro lo stesso errore.

Per questo, all’inizio, la strada più sensata è mista: si usa l’accordatore per essere certi della nota e nel frattempo si ascoltano bene gli intervalli. Con il tempo l’orecchio si abitua. Non serve trasformare subito l’accordatura in un esercizio da conservatorio; basta imparare a riconoscere quando due corde “battono” tra loro e quando invece si fondono in modo pulito.

Il passaggio che fa la differenza tra “quasi accordata” e davvero intonata

Una chitarra non suona bene solo perché le corde a vuoto corrispondono alle note giuste. Conta anche la stabilità. Dopo aver accordato, conviene fare qualche accordo aperto, una pennata più decisa e un altro controllo rapido. Se una corda è appena stata montata o era molto lenta, tenderà a muoversi ancora un po’.

Qui entra in gioco un gesto semplice: tirare con delicatezza ogni corda verso l’alto, lungo il tratto centrale della tastiera, senza esagerare. Non bisogna strattonarla; basta un piccolo “stretch” per aiutare l’assestamento. Poi si riaccorda. Con le corde nuove questo passaggio è quasi obbligatorio, altrimenti si rischia di riaccordare ogni due minuti.

C’è poi un’altra cosa che spesso manda in crisi chi sta imparando: la chitarra può risultare corretta sulle corde vuote ma sembrare stonata sugli accordi più su in tastiera. In quel caso il problema potrebbe non essere l’accordatura in senso stretto, ma l’intonazione dello strumento. Sull’elettrica si regola intervenendo sulle sellette del ponte; sull’acustica la faccenda è meno immediata e può richiedere l’occhio di un tecnico.

Un esempio concreto: se l’accordatore dice che la corda è perfetta da vuota, ma al dodicesimo tasto la nota risulta alta o bassa in modo evidente, qualcosa non torna nella regolazione generale. Lo stesso vale se gli accordi aperti suonano bene e i barrè nella zona alta del manico sembrano sempre leggermente fuori asse. Non è questione di orecchio scarso: può essere proprio lo strumento a chiedere una messa a punto.

Gli errori più comuni e come evitarli senza perdere tempo

Uno dei pasticci più diffusi è accordare la corda sulla nota sbagliata ma con lo stesso nome in un’ottava diversa. Succede soprattutto con il Mi e il La, perché l’orecchio del principiante si orienta più sul “suona simile” che sull’altezza reale. Se la corda è troppo molle o troppo tesa rispetto alle altre, fermarsi e ricontrollare subito evita rotture e confusione.

Un altro errore tipico è girare la meccanica senza osservare bene se la nota sta salendo o scendendo. Meglio fare movimenti piccoli e ascoltare ogni variazione. Se si usa un’app, aiuta suonare una sola corda per volta, in modo pulito, senza toccare quelle vicine. Sembra banale, ma molti problemi nascono proprio da lì.

Attenzione anche all’ambiente. Temperatura, umidità e trasporto influiscono parecchio, soprattutto sulle acustiche. Una chitarra lasciata in auto, appoggiata vicino a un termosifone o portata da un luogo fresco a una stanza molto calda avrà quasi sempre bisogno di essere riaccordata. Non è un difetto: è normale vita dello strumento.

Infine, se l’accordatura dura pochissimo, il colpevole può essere meccanico: corde vecchie, avvolgimento fatto male sui piroli, capotasto che “grippa”, meccaniche usurate. In questi casi si può continuare a ritoccare quanto si vuole, ma la sensazione resterà quella di una chitarra che non si lascia domare. Quando succede, la soluzione non è accordare più spesso: è sistemare la causa.

Quando la chitarra è davvero pronta da suonare

Una chitarra ben accordata si riconosce in fretta. Le corde a vuoto sono centrate, gli accordi aperti suonano pieni, i power chord non tremano, gli arpeggi restano puliti e dopo qualche minuto di esecuzione non c’è bisogno di ricominciare da capo. Questo è il vero obiettivo, più della ricerca ossessiva della perfezione sul display.

Se si vuole prendere una buona abitudine, basta questa routine: si accorda con calma, si suona per trenta secondi, si ricontrolla e si fa un ultimo ritocco. Sono pochi minuti spesi bene. E fanno più differenza di tante ore passate a esercitarsi su uno strumento che, all’origine, sta semplicemente dicendo la nota sbagliata.